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composizione e istruzioni di lavaggio
composizione:82% nylon, 18% elastan
materiale:jersey
avvertenze di lavaggio:non asciugare in asciugatrice, lavaggio a macchina a 30 gradi, lavaggio delicato
dettagli prodotto
scollo:schiena scoperta
chiusura:cerniera
taglia e modello
altezza del modello:la persona nella foto è alta 178 cm e veste una taglia 42
vestibilità:aderente
lunghezza:al ginocchio
lunghezza manica:senza maniche
lunghezza totale:101 cm nella taglia 42
tag:donna,abbigliamento,vestiti,tubini
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: rabbia e indignazione come valvole d’azione

Tuona così Rosario Chiàrchiaro , protagonista de , atto unico scritto neldicembre 1917 dal “solito” celebre eclettico .

Il Rosario è un disgraziato padre di famiglia rifiutato da chi lo circonda perché ritenuto uno iettatore, vilipendio persino dei suoi superiori di lavoro che lo licenziano.Rosariodecide così prontamente di sfruttare più che può e inevitabilmente questa sua amara fama di spargitore di jella e richiede una personalissima“patente”, attraverso la quale potrà usufruire di questa sua sedicente triste capacità. In che modo?Rosarioè un uomo provato sì, ma certamente non sciocco né ingenuo: anziché subire passivamente la repulsione degli altri, preferisce: chi vuole stare alla larga da lui dovrà retribuirlo. In fin dei conti ilsignor Chiàrchiarodeve pur guadagnarsi da vivere.

È una sceneggiatura divertente, spassosa e dal sapore un po’ agrodolce e scommetto che gli amanti di Pirandello sanno qual è il retroscena di questa buffa vicenda: riflettere sulla doppiezza, e anzi, moltitudine di sfaccettature che gli altri ci cuciono sopra, il complesso rapporto tra il“me”quale io mi percepisco e il“me”che gli altri ricamano e infine la maschera che immancabilmente indossiamo, in alcuni casi pur non accorgendocene, in altri che maldestramente o spocchiosamente ostentiamo.

La bellezza in tutto ciò sta nella reazione:Rosarioè uno dei tanti personaggi plasmati da Pirandello capaci di reagire, di scatenare una piccola ma tenace rivoluzione interiore che si proietta sugli altri e provoca un dissesto nel sistema. Pirandello ha seminato tanti di quei messaggi provocatori, fraintesi e ben simulati che fatico ad elencare, ma senza ombra di dubbio ciò che più stuzzica l’azione è la rabbia, la frustrazione e la solitudine in cui riversano e galleggiano i suoi personaggi, i quali nonostante e proprio per tutto ciò, padroneggiano (chi più chi meno, chi adducendo fini eticamente inconfutabili e chi manipolando furbescamente l’altro o commettendo una serie di stramberie o efferatezze) la propria personale individualità e la difendono.

Rosariomi piace per un unico motivo: agisce spinto dalla rabbia (che poi i suoi obiettivi siano biecamente lucrosi è un altro discorso, riprovevole!). I personaggi che compiono azioni esaltanti o semplicemente basic ma con quel tocco di sfrontatezza sono d’ispirazione, sembra che tra le righe abbiamo da dirti qualcosa, quando in realtà sei tu che devi saper interpretare la sua scelta, partendo dal presupposto che ciò che ci circonda è incomprensibile e fallace e qualsiasi tentativo di comprensione è ridotto a zero a causa della irreversibile incomunicabilità invadente.

La rabbia digerita e valvola che blocca e manda in tilt il meccanismo dominante è quel quid di cui abbiamo bisogno o forse non esattamente rabbia, mi correggo: ciò che bisogna imparare a percepire, digerite e riciclare saggiamente è quel sentimento tanto nobile quanto sovversivo: l’indignazione . L’indignatoè colui che brulica di disgusto , commiserazione , pietà e biasimo , è quell’individuo in cui brucia la passione che nutre l’animo, è una persona viva. L’indignazione mantiene in vita, l’azione che ne deriva diffonde la speranza di cambiamenti ed è complice dell’antivirus battagliero che ci salverà tutti dai veleni iniettateci dal branco di lupi affamati stagnanti lì, nel Direttorio.

La vicenda diRosarioè solo un esempio, per quanto piccolo e forse per alcuni mediocre; sì, effettivamente avrei potuto piazzare sul palcoscenico un personaggio più eroico, più spirituale, più politicamente pregnante o intellettualmente capace. Eppure l’esecrazione che lo ha circondato mi ha fatto riflettere, e nella sua acre, anonima e opprimente solitudine d’uno tra tanti, è il riflesso dell’uomo che vuole vendicare, riappropriarsi e riscattare sé stesso, a cui i mezzi talvolta sono negati e l’esito è incerto. L’importante è reagire, perché se è vero che la sventura non consente di sollevare la testa, la dignità non consente di chinarla.

Maria Vittoria Giardinelli perMIfacciodiCultura
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Salute Medicinali Come fare correttamente una iniezione intramuscolare
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Capita a volte di avere, noi stessi o ad alcuni nostri familiari, dolori o patologie momentanee che richiedono di praticare delle iniezioni intramuscolari. A volte siamo costretti a rivolgerci al medico più volte al giorno, o a qualche amico o vicino di casa che per esperienza e pratica ha maggiore dimestichezza con le iniezioni.

Ma è poi così difficile fare correttamente una iniezione intramuscolare? Tutti possono imparare?

Fare correttamente una iniezione intramuscolare non è molto difficile, serve solo un po’ di senso pratico, la mano ferma e non essere particolarmente sensibili agli aghi.

Vediamo nel dettaglio cosa dobbiamo fare per eseguire correttamente una iniezione intramuscolare.

Che cos’è una iniezione intramuscolare

Con questo tipo di iniezione si permette al medicamento di raggiungere la massa muscolare e da qui poi espandersi nel resto del corpo. Si iniettano nel muscolo solitamente delle soluzioni acquose, delle sospensioni ed alcune volte degli oleosi. Si ricorda che devono essere iniettati solo ed esclusivamente farmaci indicati esclusivamente dal medico curante.

Cosa serve per fare una iniezione intramuscolare?

Prima di cimentarvi nell’iniezione vera e propria dovete avere tutto a portata di mano:

1 siringa monouso, in confezione sigillata e sterile il farmaco da iniettare 1 tamponcino di cotone o garza imbevuto di disinfettante

Al momento dell’acquisto fatevi consigliare dal farmacista la siringa più adatta al prodotto che dovete iniettare. Le siringhe non sono tutte uguali, hanno capacità contenitive differenti e anche le dimensioni dell’ago variano a seconda dell’uso. Per esempio un prodotto oleoso ha bisogno di un ago un po’ più grande rispetto a una soluzione liquida.

Come preparare il farmaco nella siringa

Per prima cosa lavarsi accuratamente le mani, posizionarsi un un posto comodo e tranquillo. Leggere attentamente le indicazioni e la posologia del farmaco. Alcuni farmaci vanno mescolati, altri sono pronti all’uso. Assicuratevi anche della quantità di cui avete bisogno.

Controllate che l’ago sia ben calzato sulla siringa.

Aspirate il farmaco con la siringa e quindi estraete l’ago dalla fiala o dal contenitore facendo attenzione a non toccarlo con le dita e senza appoggiarlo su superfici che non siano sterili.

Mettete la siringa in posizione verticale, con l’ago rivolto verso l’alto. Picchiettatela sul contenitore in plastica con il dito indice, in modo da far salire verso l’alto eventuali bolle d’aria. Fate quindi fuoriuscire dall’ago, spremendo leggermente lo stantuffo, un paio di gocce di prodotto. In questo modo l’iniezione è pronta.

Dove iniettare e in che posizione mettere il vostro paziente

Se siete alla vostra prima iniezione è meglio che il paziente sia steso a pancia in giù, in posizione comoda e rilassata. In questo modo eviterete anche che preso dalla tensione il paziente si muova nel momento in cui inserite l’ago. Quando avrete più pratica e siete sicuri del vostro paziente, potrete anche iniettare con il paziente in posizione verticale. Il luogo migliore e più facile sul corpo umano per eseguire una iniezione intramuscolare, è il sedere. Tracciate in modo immaginario sul gluteo una croce, in modo da ottenere 4 rettangoli. Il rettangolo in cui dovete iniettare è quello superiore esterno.

Come iniettare

Massaggia con il cotone imbevuto di disinfettante la parte interessata. Questo serve per rilassare il paziente e per disinfettare la cute.

L’ago deve essere inserito quasi completamente nel gluteo con un movimento rapido. La siringa deve avere un’inclinazione di 90° rispetto alla pelle. Non esitate, siate rapidi nel bucare la pelle.

Spingete lo stantuffo in modo deciso, ma non eccessivamente rapido in modo da far uscire il farmaco direttamente nel muscolo. Se il farmaco è particolarmente oleoso lo stantuffo risulterà duro. Spingete con decisione, ma anche molto lentamente.

Una volta iniettato tutto il farmaco estraete con decisione l’ago dalla pelle e tamponate il foro d’entrata con il tamponino disinfettante. Evitate di massaggiare la parte.

Foto tratta dal sito picsolution

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Di Fosca Tortorelli e Mauro Illiano

Caffè , un culto, un piacere, una tradizione, una ritualità; caffè, dove scomponendo la parola ogni singola lettera rappresenta una parte delle sue peculiarità.

Alla prima lettera, la “”, potremmo associare la parola Cordialità, alla “” possiamo invece far corrispondere il binomio Amorevolezza/Amarezza, mentre la prima “ ” può essere identificata con la parola Forza, da intendersi come carica energetica, la seconda “” è senza dubbio identificabile con il termine Felicità e, per concludere, alla “” possiamo dare il significato di Essenza.

Sono tante le emozioni che possono essere associate a questa semplice bevanda, e già da un po’ di tempo mi “frullava per la testa” l’idea di darle maggiore visibilità, in maniera coscienziosa.

Casualmente e parallelamente ho scoperto di non essere la sola a voler investigare su questo prezioso alimento; ed è così che Mauro ed io abbiamo iniziato ad interagire in questo affascinante gioco che ha la pura e semplice finalità di dare valore, visibilità, e piacere, a questa bevanda, che affonda le sue origini profonde nella cultura napoletana.

Per completezza, abbiamo pensato di riportare i nostri personali punti di partenza, che hanno poi consentito un’ottimale sinergia nel lavoro svolto.

Personalmente quello che mi ha ispirato è stata la voglia di far notare che è bello soffermarsi e approfondire momenti e aspetti che caratterizzano la nostra cultura, di come qualcosa che è alla portata di tutti, appartiene al nostro quotidiano, è suscettibile delle più svariate interpretazioni, deve avere il giusto peso, proprio perchè è per tutti e di tutti. Ormai sembra che a Napoli non si faccia altro che aprire Bar, Ristoranti e Pizzetterie, a mio avviso facendo arrivare un messaggio opposto a quella che dovrebbe essere la Cultura del cibo. Stanca proprio di questi eccessi mi faceva piacere aiutare il “distratto consumatore” a conoscere meglio uno degli aspetti legati all’identità culturale del nostro territorio, indicando i luoghi dell’”Oro nero” napoletano, sia attraverso alcune testimonianze dirette, oltre che con l’aiuto di apposite personali schede di degustazione.

Per ciò che attiene la mia persona, questo lavoro è una risposta a tutti coloro che, durante i miei vagabondaggi, mi chiedevano sempre “”.

Ebbene, nessuno è veramente in grado di offrire una risposta esauriente a questo interrogativo, e credo che, seppur vi fosse una risposta, non varrebbe la pena svelarla, poiché con ciò si priverebbe gli altri di quel sano spirito di ricerca che, dopo tutto, è il vero motore di ogni passione.

La mia analisi, dunque, non è, né vuol essere una graduatoria, poiché, sebbene mi sia servito di un “ Tazzometro ”, lo scopo di tale scelta è stato solo quello di offrire a me stesso un valido termine di paragone durante il mio studio, usufruendo, in tal modo, di una speciale rosa dei venti.

La mia è, piuttosto, una storia raccontata in forma di degustazioni, un mini film del caffè in , un tentativo di andare oltre il gesto più amato dai napoletani per entrare nella tazzina e raccontarne il contenuto. Si tenga inoltre presente che il livello medio della fattura del caffè espresso a Napoli è sinceramente alto, per cui, come avrete modo di apprendere consultando la legenda relativa al Tazzometro, anche i caffè ai quali ho inteso assegnare un valore relativamente basso quasi sempre superano la soglia della sufficienza. E’ assolutamente necessaria, inoltre, un’ultima precisazione, ovvero il fatto che, in considerazione delle molteplici componenti che contribuiscono alla migliore o peggiore riuscita di un buon caffè (miscela, acqua, umidità, manutenzione dei macchinari, perizia dell’esecutore ecc.), il mio studio non ha alcuna pretesa di assurgere al rango della ricerca infallibile, in quanto esso è semplicemente una fotografia di ciò che i miei sensi hanno letto durante questo bellissimo percorso degustativo, che mi ha portato all’assunzione dell’arduo compito di mappare le vie del caffè di Napoli e dintorni grazie alla tecnologi di google maps …” (

E’ posto l’obbligo, in fase di presentazione di questa importante ricerca, di porre in risalto il fatto che i due autori hanno avuto un ruolo essenziale eppure distinto. Mauro Illiano , infatti, ha condotto la maggior parte della degustazioni, mentre Fosca Tortorelli ha invece concentrato i suoi sforzi sugli approfondimenti e sulle interviste ai protagonisti dell’affascinante mondo del Caffè. Non sono mancati, tuttavia, interessanti scambi di ruolo tra i protagonisti, scambi che hanno consentito ai due creatori della rubrica di fare propria la ricerca in ogni sua sfumatura, e che, si spera, consentiranno ai lettori di disporre di un patrimonio di informazioni più oggettivo e per ciò scientificamente valido. Sotto allingrosso Los Angeles Angels in bianco maglie gialle kkuqcs MtJIG
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Ma a Napoli si fa veramente il più buon caffè del mondo?

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